She's Mercedes quinto anniversario

Storie di successo al femminile.

Storie di successo al femminile.

In occasione dei cinque anni della nascita dalla nascita di She's Mercedes, la piattaforma di empowerment femminile di Mercedes-Benz, abbiamo deciso di celebrare il mondo femminile attraverso le storie di cinque donne eccezionali. La nostra azienda crede fortemente nel potere delle storie di ispirare, guidare e aprire nuovi mondi, proprio come quelle di Bertha Benz o Mercédès Jelline. Per permettere a ognuna di trovare la propria strada, unica e personale, verso il successo.


Adesso puoi scaricare il booklet dove troverai tutte le interviste alle nostre protagoniste straordinarie, che con grinta e determinazione hanno raggiunto i propri obiettivi. Inoltre, ti porteremo all’interno del mondo Mercedes-Benz dove scoprirai le storie delle tante donne che ne fanno parte e che rendono la nostra stella ancora più luminosa.

  • Tracy Chou

    Tracy Chou

    Sviluppatrice di software

    Tracy Chou

    Sviluppatrice di software

    La 33enne sviluppatrice di software Tracy Chou ha lavorato per Google, Facebook e Pinterest – tutte aziende nel cuore della Silicon Valley. Nel 2016, Tracy Chou e altre sette colleghe hanno fondato il Progetto Include, un’associazione no-profit che incoraggia le start-up ad essere più diversificate e inclusive. Attualmente è fondatrice e CEO di Block Party, una nuova start-up che ha lo scopo di combattere gli abusi e le molestie online.

    Tracy Chou

    Hai studiato ingegneria elettronica e informatica a Stanford, ma all’inizio non immaginavi che avresti iniziato una carriera come sviluppatrice di software. Perché?
    La risposta sta semplicemente nel sessismo e nella misoginia, talmente insidiosi da pervadere ogni aspetto del mio condizionamento culturale, la mia esperienza scolastica, i consigli che ricevevo da colleghi e mentori e l’esposizione nel settore che avevo. Penso che a testimoniare quanto sia forte quell’ostracismo basti il fatto che una persona come me, che altrimenti avrebbe avuto una strada perfettamente spianata nell’industria tecnologica, non riusciva neanche a immaginare di intraprenderla. I compagni di scuola mi facevano sentire inadeguata, e quando è arrivato il momento di fare domanda per tirocini e posti di lavoro a tempo pieno, i mentori mi suggerivano di prendere in considerazione la gestione del prodotto o altri ruoli non tecnici. Nessuno mi ha mai incoraggiata a diventare uno sviluppatore di software. La mancanza di modelli, inoltre, non aiutava certo. Nei miei tirocini e nelle esperienze dirette nell’industria tecnologica, ero circondata da uomini, molti dei quali sminuivano apertamente le mie capacità e la mia adeguatezza all’incarico, altri mi molestavano sessualmente. Il rovescio della medaglia di tutto questo è stato scoprire quanto sia potente, stimolante e divertente essere capace di scrivere e creare prodotti digitali.
     

    Cosa consigli alle società tecnologiche che vogliono diversificare?
    Ogni società è differente, così come non esiste un unico manuale di istruzioni per come sviluppare il business o definire la cultura di un’impresa, la diversità e l’inclusione non è una semplice checklist in tre passi. Tuttavia, c’è una cosa che raccomando ad ogni impresa ai blocchi di partenza: tracciare il percorso e stabilire i traguardi. Senza dati, sia quantitativi che qualitativi, per comprendere lo stato attuale di una società, non c’è modo di sapere quali siano le aree più importanti da migliorare e se eventuali sforzi daranno i loro frutti. È importante anche stabilire degli obiettivi, in modo che le persone abbiano un orientamento a cui allinearsi e possano misurare i loro progressi sulla strada per raggiungerli.
     

    Nel 2013, hai contribuito all’avvio di un’ondata di pubblicazioni di dati sulla diversità da parte delle imprese tecnologiche con un repository di GitHub che raccoglieva le statistiche sulle donne nel settore engineering. Se dovessi rifarlo nel 2020, pensi che i numeri sarebbero diversi?
    La buona notizia è che non dovrà più essere un esperimento teorico: le società hanno iniziato a pubblicare i dati sulla diversità a cadenza annuale, in modo che possiamo esaminare direttamente i dati disponibili. La cattiva notizia è che questi dati non evidenziano molti progressi. Ad essere onesti, c’è stata una lieve crescita della rappresentanza femminile nel settore tecnologico, dove una percentuale di una sola cifra significa un grande cambiamento. Sfortunatamente, in alcuni casi abbiamo visto che i miglioramenti nel campo della parità di genere si accompagnano a passi indietro in termini di diversità razziale. Proprio adesso, è come se ci fosse una sorta di cordone di velluto che separa un’esclusiva cerchia omogenea di pochi eletti, prevalentemente di sesso maschile e bianchi, e spesso privilegiati anche sotto altri aspetti. Ampliare la cerchia per includere una manciata di donne nel nome della diversità non risolve il problema. Per ottenere l’inclusione, dobbiamo abolire le cerchie esclusive.
     

    Quali sono i prossimi passi che le donne dovrebbero compiere nell’industria tecnologica per migliorare le quote rosa? Quanto è importante favorire la consapevolezza ed educare gli altri?
    Vorrei confutare il presupposto fondamentale di questa domanda, ovvero che sia responsabilità delle donne cambiare un settore dominato dagli uomini che ci tiene sistematicamente ai margini. Noi siamo sottorappresentate e sottovalutate, quindi spesso escluse e respinte. Sono le persone che occupano posizioni di potere e privilegio che dovrebbero assumersi le loro responsabilità a tale riguardo.


    A cosa stai lavorando attualmente?
    Al momento lavoro a una nuova start-up tecnologica che si chiama Block Party, che sviluppa soluzioni per le molestie online e offre agli utenti più controlli, protezione e sicurezza online. Sono molte le ragioni per prendere a cuore la missione di Block Party di creare un’esperienza online più sicura, ma per me è anche una questione molto personale. Gli abusi online hanno sconvolto la mia vita molte volte, cambiando completamente il modo in cui vivo. Eppure, nonostante questa terribile piaga, nessuno sta davvero cercando di risolvere il problema. Alla fine dei conti, l’unica cosa che posso fare per cercare di risolverlo è fondare una società che si impegna a trovare una soluzione per tutti. La nostra missione, con Block Party, è creare gli strumenti per consentire alle persone di riprendersi il controllo della loro esperienza online.

  • Lauren Simmons

    Lauren Simmons

    Imprenditrice poliedrica

    Lauren Simmons

    Imprenditrice poliedrica

    Lauren Simmons ha fatto la storia all’età di 22 anni, diventando la seconda operatrice finanziaria afroamericana al mondo – nonché la più giovane – alla Borsa di New York (NYSE). Dal debutto sul trading floor, Lauren è diventata un’imprenditrice poliedrica ed è stata nominata donna dell’anno nel 2019 da Harper’s Bazaar. Adesso Lauren è un produttore esecutivo e sta lavorando a un film biografico sulla sua storia che dovrebbe uscire nell’estate del 2021. Lauren è anche ospite di Going Public, una nuova serie TV finanziaria su entrepreneur.com.

    Lauren Simmons

    La tua storia sta ispirando molte donne. Cosa ti ha spinto a entrare nel mondo della finanza e a trasferirti a New York senza un lavoro?
    Sapevo che l’unico modo in cui sarei stata capace di stimolarmi era mettermi in situazioni scomode. Se fossi rimasta a casa in Georgia, penso che avrei vissuto una vita molto confortevole. Ma avrei saputo esattamente cosa mi stesse aspettando. Invece, mettendomi in gioco laggiù e trovandomi in un ambiente del tutto nuovo, sono stata capace di crescere in uno spazio ignoto e di spingermi oltre limiti che non avrei avuto rimanendo a casa.


    Ti sei ispirata a qualche modello? Se sì, quanto è stato importante per te? Hai avuto un mentore?
    Prima del floor, per me è stato importante il supporto della mia famiglia – specialmente di mia madre. Lei mi ha incoraggiato a mettermi in gioco, rassicurandomi che tutto sarebbe andato bene. Se non avessi avuto il suo supporto, probabilmente sarei tornata in Georgia molto prima. Il suo ruolo è stato essenziale nell’incitarmi a fare qualcosa di nuovo ed eccitante, a correre rischi e a sperare per il meglio. Richard Rosenblatt è stato invece di grande supporto per me sul floor, e anche in seguito, sostenendomi nel mondo finanziario.

    Come sei riuscita a conquistarti il rispetto nel mondo della finanza?
    I tuoi primi 90 giorni in un’organizzazione sono molto indicativi. Se ti presenti troppo timidamente o non mostri chi sei davvero, dopo quei 90 giorni la gente si aspetterà sempre che tu sia la stessa persona. Quindi nei primi 90 giorni ho fatto capire agli uomini sul floor esattamente chi fossi e cosa non erano autorizzati a dire di me. Sono femminile fino in fondo e il mio potere viene dall’indossare un bel vestito e i tacchi, proprio come quando un uomo si mette un bel completo su misura. Ho messo in chiaro che sarei rimasta fedele a me stessa, esigendo rispetto e facendo sentire la mia voce. Sono convinta che quei primi tre mesi abbiano chiarito una volta per tutte quello che sarei stata per il resto del mio tempo sul trading floor.

    Perché è così difficile, per molte donne, chiedere un aumento di stipendio o negoziare un salario? E come mai la società vede le donne che conducono queste trattative con successo in modo diverso dagli uomini?
    Ci vuole un po’ di pratica, ma si tratta anche di sapere quanto vali. Dovresti essere pagata il giusto – e se non potessi ottenerlo, almeno dovresti ricevere il salario minimo legale. Penso che le donne non abbiano la stessa sicurezza degli uomini quando si tratta di contrattare sullo stipendio. Non vuoi chiedere troppo, né apparire troppo aggressiva o prepotente. Io dico solo: tu sai quanto vali, conosci la posizione e hai fatto le ricerche. Se sei convinta di meritare questo stipendio, dovresti ottenerlo. Se pensi di aver lavorato più tempo e ritieni di dover essere pagata di più, dovresti esserlo. E onesta-mente, se un’azienda dice di no – specialmente se sei stata brava nel tuo ruolo – hai il potere di andartene e di passare a un’altra società che darà valore al tuo tempo e alle tue doti.

    Quanto è importante un network valido, specialmente per le donne?
    Molto importante. Penso davvero che la gente debba impegnarsi per il proprio successo e, specialmente negli spazi dominati dagli uomini, sempre più donne dovrebbero sostenersi a vicenda. Almeno dalla mia prospettiva, non ne ho viste tante. Credo che la nostra principale concorrenza avvenga tra le donne stesse e questo non lo capisco. Non sento che le donne si sostengano a vicenda e aspetto con ansia il giorno in cui lo faranno. C’è una differenza fondamentale quando un uomo entra in un nuovo ambiente di lavoro. Altri uomini esperti gli vanno incontro per sostenerlo. Tra le donne questo non succede, e perciò mi piacerebbe vedere un atteggiamento diverso in futuro.

  • Sharon Cohen

    Sharon Cohen

    Responsabile dell’organizzazione Figure Skating

    Sharon Cohen

    Responsabile dell’organizzazione Figure Skating

    Pattinatrice da quando aveva otto anni, Sharon Cohen è doppia medaglia d’oro dei Campionati nazionali di pattinaggio artistico degli Stati Uniti nelle categorie figure e freestyle. Nel 1997 ha fondato l’organizzazione Figure Skating ad Harlem. Si tratta di un’organizzazione unica al modo in cui abbina all’educazione questo sport speciale e aiuta le ragazze a diventare leader forti, sicure di sé e dotate di autocontrollo.

    Sharon Cohen

    Perché questa combinazione di educazione e sport è una buona base per la vita?
    Uno sport come il pattinaggio è eccellente per insegnare la resilienza, l’autodisciplina e il lavoro di squadra; è eccitante vedere le nostre ragazze sviluppare sicurezza e doti di leader. Tuttavia, una severa educazione è ancora il miglior indicatore di un futuro successo e di maggiori opportunità. Quindi, che c’è di meglio che abbinare l’educazione allo sport, per creare sane leader femminili preparate ad affrontare gli ostacoli noti e ignoti della vita?

     

    Come concilia la Sua vita privata con il lavoro?
    Non è facile, anzi a volte è un disastro. Credo che sia importante porsi dei limiti. Cerco di staccare dal lavoro a una certa ora ogni giorno e non passo i fine settimana a lavorare. Distrarmi un po’ e riprendere fiato spesso mi rende molto più̀ produttiva quando mi rimetto all’opera. Ritagliarsi del tempo per la cura personale, la famiglia, gli amici e le attività̀ culturali è importantissimo. Nutre l’anima in un modo che arricchisce il lavoro ed è essenziale.

     

    Mercedes-Benz è uno dei partner fondatori della Laureus Sport for Good Foundation. Sostiene i bambini e i ragazzi socialmente svantaggiati attraverso pro- getti sportivi in tutto il mondo e li aiuta a rafforzare i valori, la sicurezza in se stessi e le doti personali. C’è qualche consiglio che vorrebbe dare alle sue allieve?
    A dire il vero, sono proprio le mie allieve a darmi spesso i consigli migliori! Una delle nostre allieve, di recente, mi ha detto di aver imparato a cadere senza paura. Ne sono contenta. È importante sapere che possiamo commettere errori e che non sono fatali. Nel pattinaggio di figura, devi cadere spesso per poter progredire nello sport. Ciò che conta, tuttavia, è quanto di frequente ci rialziamo. Il consiglio è imparare a rialzarsi. Infine, vorrei suggerire alle studentesse di non lasciare che siano gli altri a definirle. Al contrario, devono lavorare duro, puntare all’eccellenza e poi sviluppare le proprie opinioni sapendo che, a prescindere da tutto, loro sono intrinsecamente brave e amate.

     

    Perché́ il pattinaggio di figura in particolare è così adatto per favorire l’empowerment delle ragazze? Non potrebbe trattarsi di qualsiasi altro sport?
    Naturalmente, ogni sport ha le sue lezioni importanti da insegnare. Tuttavia, trovo che il pattinaggio sia eccezionale perché́:
    1) è difficile e 2) combina l’abilità fisica con l’espressione artistica. Ogni volta che devi lavorare duro e perseverare per raggiungere un obiettivo, tendi a dargli più̀ valore, quindi ti senti carica. Ma pattinare è anche un’espressione di gioia, fluidità̀, musica e bellezza. Anche imparando le doti fondamentali, puoi andare lì fuori su una grande distesa di ghiaccio e sentire un senso di libertà e pienezza. Lo vedo sui volti delle nostre allieve: si sentono orgogliose e felici.

     

    Se potesse tornare indietro e incontrare se stessa bambina, cosa le direbbe?
    La tua stessa vita ti sorprenderà. Abbraccia il mistero. Sai che spesso non sarà facile, ma tutto andrà bene. Imparerai a surfare sulle onde. Quindi, stai attenta. Trova la gioia nei tuoi incontri quotidiani. Fidati della tua voce interiore. E, cosa più importante, mantieni la fiducia in te a tutti i costi.

  • Aleksandra Przegalińska

    Aleksandra Przegalińska

    Vicerettore e Professore associato dell'Università di Kozminski

    Aleksandra Przegalińska

    Vicerettore e Professore associato dell'Università di Kozminski

    Aleksandra Przegalińska è nota a livello internazionale per essere un’esperta di Intelligenza artificiale (IA) ed è un’icona della leadership femminile nella comunità scientifica polacca. Concentrata sulle nuove tecnologie, sulla crescita tecnologica sostenibile e sugli studi sui media, come pure su teorie relative a sistemi/organizzazioni, ha conseguito un dottorato di ricerca in Filosofia dell’IA. Inoltre è stata ricercatrice presso il Center of Collective Intelligence del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston ed è in procinto di assumere il ruolo di ricercatrice senior di Harvard. Come professore associato e vicerettore dell’Università di Kozminski, attualmente sta effettuando ricerche sui bot e sulle tecnologie wearable.

    Aleksandra Przegalińska

    Quali sono i fattori che L’hanno aiutata ad arrivare dove è oggi?
    Determinazione e passione, ovviamente, sono importanti in qualsiasi carriera si voglia perseguire. Se sai qual è il tuo vero interesse, metti la tua mente nelle condizioni necessarie per raggiungerlo. Ma onestamente penso che le persone che incontri e con cui lavori siano il fattore principale. Sono stata molto fortunata a incontrare consulenti accademici straordinari, sia uomini che donne, che mi hanno guidato attraverso la mia carriera e hanno aiutato a trasformare le mie idee in progetti e metodi di ricerca. Sono anche fortunata a lavorare con collaboratori con diversi interessi di ricerca–insieme al Professor Dariusz Jemielniak abbiamo scritto Collaborative Societ, recentemente pubblicato dalla MIT Press. La chiave è far parte di una squadra e cogliere il momento giusto per l’ispirazione e la motivazione reciproca.

     

    Perché favorire l’empowerment femminile è così importante?
    Al giorno d’oggi, nel XXI Secolo, l’innovazione e la tecnologia ci stanno offrendo opportunità senza precedenti, ma anche molte sfide e minacce. Da un lato, la tecnologia creerà nuovi ed entusiasmanti posti di lavoro sia per le donne che per gli uomini. Penso che il nostro futuro tecnologico debba nascere da voci diverse, che dovremmo tenere conto di svariate prospettive e differenti punti di vista nella progettazione e nell’implementazione delle nuove idee. Questo ci permetterà di democratizzare la tecnologia e anche, speriamo, di evitare qualche grosso sbaglio.

     

    Si è sentita supportata da modelli femminili o da altre persone durante il Suo percorso professionale?
    Sì, molto. Ho avuto la fortuna di lavorare con ricercatrici estremamente competenti, ma anche molto collaborative, come Rosalind Picard, e imprenditrici come Ginni Rommetty, che mi ispira come role model. Questo mi ha particolarmente sorpreso nel campo della tecnologia, che per tradizione è considerato prevalentemente maschile. Grazie alla possibilità di osservare queste persone all’opera, lavorando con alcune di loro e seguendo le loro ricerche, ho capito che quando ti poni un obiettivo alla fine prima o poi lo raggiungi.

     

    In alcuni campi servono ancora misure speciali per ottenere la parità dei sessi. Come stanno le cose nel Suo campo? Pensa che sia più difficile, come donna, essere presa sul serio nel settore della ricerca, soprattutto per quanto riguarda l’IA?
    È vero che ci sono molte meno donne che uomini che lavorano nel campo dell’IA. Questa tendenza è molto preoccupante, specialmente se si guarda a cosa succede una volta completato il processo di istruzione e le donne iniziano il loro percorso professionale. Molte di loro abbandonano le proprie attività di sviluppo di hardware e software a causa dei team a prevalenza maschile a cui non sentono di appartenere, nonostante le loro capacità intellettuali e le giuste competenze. Spero che in futuro questa situazione cambi.

     

    Quanto è importante un network valido, soprattutto per le donne?
    Penso che una rete di supporto, sia all’interno che all’esterno delle organizzazioni, sia una componente chiave per il successo sia individuale che collettivo. È un’opportunità per entrare in contatto, fornire e ricevere ispirazioni, nonché costruire alleanze. Chi fa parte di un network femminile, solitamente, riconosce come queste reti possano essere utilizzate per contribuire sia a raggiungere i propri obiettivi che quelli strategici della loro organizzazione.

  • Susie Wolff

    Susie Wolff

    Ex test driver di Formula 1 e responsabile ufficiale del Team ROKiT Venturi Racing.

    Susie Wolff

    Ex test driver di Formula 1 e responsabile ufficiale del Team ROKiT Venturi Racing.

    Ambasciatrice del marchio Mercedes-Benz, Susie Wolff è responsabile e azionista del Team Venturi ROKiT di Formula E con sede a Monaco. Nata ad Oban, in Scozia, ha gareggiato nel DTM per Mercedes-Benz dal 2006 al 2012 prima di lavorare come test & development driver per la scuderia Williams fino al 2015. Nel 2014, Susie ha fatto la storia al Gran Premio di Gran Bretagna diventando la prima donna a partecipare a un fine settimana di Formula 1 in 22 anni.

    Susie Wolff

    Quali sono i fattori che L’hanno aiutata ad arrivare dove è oggi?
    Determinazione e passione, ovviamente, sono importanti in qualsiasi carriera si voglia perseguire. Se sai qual è il tuo vero interesse, metti la tua mente nelle condizioni necessarie per raggiungerlo. Ma onestamente penso che le persone che incontri e con cui lavori siano il fattore principale. Sono stata molto fortunata a incontrare consulenti accademici straordinari, sia uomini che donne, che mi hanno guidato attraverso la mia carriera e hanno aiutato a trasformare le mie idee in progetti e metodi di ricerca. Sono anche fortunata a lavorare con collaboratori con diversi interessi di ricerca–insieme al Professor Dariusz Jemielniak abbiamo scritto Collaborative Societ, recentemente pubblicato dalla MIT Press. La chiave è far parte di una squadra e cogliere il momento giusto per l’ispirazione e la motivazione reciproca.

     

    Perché favorire l’empowerment femminile è così importante?
    Al giorno d’oggi, nel XXI Secolo, l’innovazione e la tecnologia ci stanno offrendo opportunità senza precedenti, ma anche molte sfide e minacce. Da un lato, la tecnologia creerà nuovi ed entusiasmanti posti di lavoro sia per le donne che per gli uomini. Penso che il nostro futuro tecnologico debba nascere da voci diverse, che dovremmo tenere conto di svariate prospettive e differenti punti di vista nella progettazione e nell’implementazione delle nuove idee. Questo ci permetterà di democratizzare la tecnologia e anche, speriamo, di evitare qualche grosso sbaglio.

     

    Si è sentita supportata da modelli femminili o da altre persone durante il Suo percorso professionale?
    Sì, molto. Ho avuto la fortuna di lavorare con ricercatrici estremamente competenti, ma anche molto collaborative, come Rosalind Picard, e imprenditrici come Ginni Rommetty, che mi ispira come role model. Questo mi ha particolarmente sorpreso nel campo della tecnologia, che per tradizione è considerato prevalentemente maschile. Grazie alla possibilità di osservare queste persone all’opera, lavorando con alcune di loro e seguendo le loro ricerche, ho capito che quando ti poni un obiettivo alla fine prima o poi lo raggiungi.

     

    In alcuni campi servono ancora misure speciali per ottenere la parità dei sessi. Come stanno le cose nel Suo campo? Pensa che sia più difficile, come donna, essere presa sul serio nel settore della ricerca, soprattutto per quanto riguarda l’IA?
    È vero che ci sono molte meno donne che uomini che lavorano nel campo dell’IA. Questa tendenza è molto preoccupante, specialmente se si guarda a cosa succede una volta completato il processo di istruzione e le donne iniziano il loro percorso professionale. Molte di loro abbandonano le proprie attività di sviluppo di hardware e software a causa dei team a prevalenza maschile a cui non sentono di appartenere, nonostante le loro capacità intellettuali e le giuste competenze. Spero che in futuro questa situazione cambi.

     

    Quanto è importante un network valido, soprattutto per le donne?
    Penso che una rete di supporto, sia all’interno che all’esterno delle organizzazioni, sia una componente chiave per il successo sia individuale che collettivo. È un’opportunità per entrare in contatto, fornire e ricevere ispirazioni, nonché costruire alleanze. Chi fa parte di un network femminile, solitamente, riconosce come queste reti possano essere utilizzate per contribuire sia a raggiungere i propri obiettivi che quelli strategici della loro organizzazione.