In pista non conosco la paura - Sophia Flörsch

Hai iniziato ad allenarti solo cinque mesi dopo la tua operazione. Come ti sei sentita a salire di nuovo a bordo di un’auto da corsa per la prima volta dal tuo incidente?
Quei cinque mesi mi sono sembrati lunghissimi. Non ero mai stata lontana così a lungo dal volante; mi mancava davvero guidare. Rimanere costretta a letto tutte quelle settimane mi ha soltanto confermato quello che sapevo già: l’automobilismo è la mia vita. Ho fatto tutto ciò che era in mio potere per rimontare in auto prima possibile, e quando finalmente ci sono riuscita mi è sembrato incredibile.

L’incidente ti ha cambiata?
Forse un po’ come persona, ma non come pilota. Questo per me non significa escludere la possibilità che accada di nuovo, ma essere più consapevole: l’incidente mi ha insegnato a non dare la vita per scontata e ad apprezzare il dono di poter competere in questo sport. Quindi direi che, da questo punto di vista, mi ha resa più forte mentalmente.

In pista non conosco la paura - Sophia Flörsch

Stai dicendo che non hai mai avuto paura?
In pista non conosco la paura. Ho rispetto per quello che faccio e so che lo sport comporta sempre una certa dose di rischio, come purtroppo ho imparato per esperienza diretta a Macao, in Cina, specialmente perché il Circuito da Guia è molto insidioso. Ma le corse automobilistiche sono così eccitanti anche per questo.

Comunque tutto deve essere accaduto molto in fretta. Stavi guidando a 270 km/h quando un concorrente ha frenato all’improvviso, facendoti perdere il controllo. La tua vettura è volata in aria prima di scontrarsi con le barriere di protezione. Come hai elaborato l’accaduto?
Ho visto il video dell’incidente solo un paio di giorni più tardi. È stato uno shock; non riuscivo a rendermi conto che in quell’auto ci fossi io. Parlarne mi ha aiutato molto. Tantissime persone mi hanno scritto sui social media e su WhatsApp mentre ero in ospedale, e rispondere a tutti mi ha tenuta occupata per tutto il tempo. Poi ho rilasciato interviste per due settimane, una volta dimessa e tornata a casa. Più ne parlavo, più ero in grado di elaborare l’accaduto. Comunque ho avuto la fortuna di essere rimasta cosciente durante tutto l’incidente. Per me non è stato così brutto come appariva dall’esterno.

Sembra quasi che tu non abbia mai dubitato di voler tornare in pista dopo l’incidente.
No, l’idea di ritirarmi non mi è mai passata per la mente. Una volta saputo che nessun altro era rimasto ferito gravemente e che non avevo colpa dell’incidente, ho capito che sarei tornata al volante.

 

Nessuno ha cercato di dissuaderti?
Chi mi conosce bene sa che per me smettere di correre non è mai stata un’opzione, quindi nessuno ha cercato di farmi cambiare idea. E comunque non sarebbe servito a nulla; seguo sempre il mio istinto. Non puoi essere felice se passi la vita a fare quello che gli altri pensano che sia la cosa migliore. Un giorno ti pentirai di certe decisioni perché sono state prese per te, piuttosto che da te.

 

Che consiglio daresti a chi ha vissuto un’esperienza traumatica? Come ci si rialza?
Ovviamente posso parlare solo per le esperienze traumatiche nello sport, ma secondo me prima di considerare l’idea di smettere, bisogna pensare a quanto hai già investito e ai sacrifici che hai fatto, al tempo che c’è voluto per arrivare dove sei ora, e al prezzo che tutto questo è costato sia a te che a tutti coloro che ti hanno sostenuto lungo il cammino. Ma la cosa più importante è chiedersi se quello che fai, qualunque cosa sia, ti piace così tanto che ti mancherebbe, nel caso in cui dovessi smettere.

 

Quale sarà il tuo prossimo passo?
A novembre mi auguro di poter tornare a Macao, in Cina, per la competizione di Formula 3. Il piano è gareggiare in questa categoria anche l’anno prossimo, per poi passare forse alla Formula 2, al DTM o alla Formula E, chissà! Il mio obiettivo finale è la Formula 1, e voglio assicurarmi di essere ben preparata quando ci arriverò. Per questo dovrò accumulare ancora un bel po’ di chilometri e di esperienza, sia dal punto di vista della tattica di gara, che di strategia e delle manovre di sorpasso. Ma tra quattro anni spero di essere pronta.