Da dove sei partito quando hai iniziato a lavorare su questo progetto?
Quello che mi ha affascinato sin dall'inizio è stata la vettura stessa, una vera e propria opera d’arte meccanica. Salendo a bordo, sono rimasto immediatamente colpito dalla cura con cui sono stati progettati i dettagli. Questi dettagli non sono meramente estetici ma sono stati creati per assolvere a funzioni importanti e precise.
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È stato qui che hai capito che i pulsanti dei differenziali sarebbero diventati un elemento centrale nel tuo design?
Certo. I tre pulsanti dei differenziali sono il fulcro di un dialogo tra l’automobile e il terreno su cui viaggia. È in questo contesto che abbiamo scoperto il simbolo che volevamo rappresentare, qualcosa che evocasse un senso di arcaico e di segreto, un emblema in cui gli utenti potessero trovare un elemento di riconoscimento e appartenenza.
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Quindi, il simbolo di Classe G non è immediatamente evidente. È corretto?
Esattamente. Il simbolo non si rivela subito in maniera palese, ma coloro che possiedono Classe G avvertono subito un legame naturale. Abbiamo sovrapposto i tre segnali di attivazione dei differenziali, creando un emblema che rappresenta il club. Si tratta di un processo che è risultato spontaneo, privo di inutili artifici grafici, ma che riflette la concretezza e solidità dell’automobile stessa.
Cosa rappresenta questo logo per i possessori di Classe G?
Credo che rappresenti un’identità condivisa, una sorta di emblema di appartenenza a qualcosa di più grande. Non è solo un simbolo, ma un segno distintivo che unisce i possessori di Classe G sotto un’unica bandiera. È il simbolo di una comunità che apprezza l’ingegneria e la storia di Classe G. Per questo abbiamo creato qualcosa di autentico e senza tempo, proprio come la vettura stessa.
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